Salute

Ictus, non è improvviso come pensi: i segnali che possono anticiparlo 10 anni prima

Biomarcatori ictusI biomarcatori che preannunciano l'ictus - (gazzettadisicilia.it)

Una ricerca individua tre indicatori chiave per valutare il rischio di ictus con largo anticipo, aprendo nuove prospettive nella prevenzione

Nel panorama della prevenzione cardiovascolare, una recente ricerca condotta dal Brigham and Women’s Hospital ha identificato tre biomarcatori nel sangue capaci di segnalare con largo anticipo il rischio di ictus, anche fino a un decennio prima dell’evento clinico. Questi risultati, pubblicati sul prestigioso The New England Journal of Medicine nel 2025, rappresentano un importante passo avanti nella diagnostica predittiva e nelle strategie preventive per una patologia che ogni anno provoca oltre 7 milioni di decessi a livello globale.

L’ictus si manifesta quando il flusso sanguigno verso il cervello si riduce drasticamente o viene interrotto, causando un deficit di ossigeno che porta alla morte cellulare nel tessuto cerebrale. Le due forme principali sono:

  • Ictus ischemico, il più diffuso, causato da emboli o trombi che ostruiscono le arterie cerebrali;
  • Ictus emorragico, più raro ma più grave, dovuto alla rottura di un vaso sanguigno e alla conseguente compressione del tessuto cerebrale.

L’età avanzata, in particolare dopo i 65 anni, rappresenta un fattore di rischio critico, con una prevalenza maggiore tra gli uomini. Tra le cause modificate figurano l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo di sigaretta, la sedentarietà, l’obesità e l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti.

Tre biomarcatori nel sangue per anticipare il rischio di ictus

Lo studio del Brigham and Women’s Hospital ha seguito per trent’anni quasi 28.000 donne sane, con un’età media di 54,7 anni all’inizio del monitoraggio, per comprendere l’evoluzione del rischio cardiovascolare. I tre indicatori ematici analizzati sono:

  • Proteina C-reattiva (CRP) ad alta sensibilità: un marker infiammatorio che, se superiore a 3 mg/dl, evidenzia un’infiammazione sistemica significativa e un aumento del rischio cardiovascolare;
  • Colesterolo LDL: noto “colesterolo cattivo”, valori oltre 130 mg/dl sono associati a un maggior rischio di aterosclerosi e conseguentemente di ictus e infarto;
  • Lipoproteine(a): livelli superiori a 30-50 mg/dl sono correlati a un incremento del rischio di eventi cardiovascolari, inclusi ictus ischemico, infarto del miocardio e stenosi valvolare aortica.

Utilizzando test specifici ad alta sensibilità e indipendenti dalla dimensione delle isoforme delle lipoproteine(a), i ricercatori hanno stabilito che l’alterazione di questi biomarcatori può anticipare di 5-10 anni un evento cardiovascolare maggiore, come ictus, infarto o necessità di rivascolarizzazione coronarica.

Ictus, scoperta

L’importante scoperta scientifica – (gazzettadisicilia.it)

Il valore aggiunto di questa scoperta risiede nella possibilità di intervenire tempestivamente con misure preventive mirate, prima che si verifichino danni irreversibili. Ecco le azioni consigliate per mantenere sotto controllo i fattori di rischio:

  • Monitoraggio regolare della pressione arteriosa e della glicemia per individuare precocemente condizioni come ipertensione e diabete;
  • Alimentazione equilibrata, privilegiando frutta, verdura e cereali integrali, e limitando il consumo di carni rosse, insaccati, cibi fritti, zuccheri semplici e carboidrati raffinati;
  • Attività fisica costante, che contribuisce a ridurre il peso corporeo e migliorare la salute cardiovascolare;
  • Evitare il fumo e l’abuso di alcol, entrambi fattori aggravanti il rischio di ictus;
  • Gestione dello stress, un elemento spesso sottovalutato ma fondamentale per il benessere cardiocerebrale.

In presenza di livelli prossimi o superiori alle soglie critiche dei tre biomarcatori, è fondamentale rivolgersi a un medico per una valutazione approfondita e un eventuale aggiustamento dello stile di vita o terapia farmacologica.

La prevenzione dell’ictus, dunque, si muove verso un approccio più personalizzato e predittivo, che integra l’analisi dei biomarcatori con la gestione dei tradizionali fattori di rischio. Questo paradigma può trasformare radicalmente la prognosi di milioni di persone, anticipando di anni l’intervento medico e riducendo l’incidenza di eventi invalidanti o fatali.

Change privacy settings
×